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Radiologia Interventistica

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Cosa è la Radiologia Interventistica?

La Radiologia Interventistica può essere definita come una "chirurgia mini-invasiva guidata dalle immagini radiologiche". E' infatti una specialità medica che comprende gli interventi chirurgici eseguiti con la guida delle strumentazioni radiologiche (TAC - Ecografia - RM - Fluoroscopia), che consentono, per il loro approccio mini-invasivo, di ridurre l'impatto degli interventi sull'organismo, diminuendo al contempo le complicanze post-chirurgiche e i tempi di recupero.  (Leggi l'articolo)

Non ne ho mai sentito parlare. Da quanto tempo esiste?

La Radiologia Interventistica esiste dagli anni '60 del XX secolo. Sono quindi oltre 60 anni di storia.

All'epoca i raggi X erano già ampiamente utilizzati per scopi medici, ma propirio in quegli anni i progressi nella tecnologia delle immagini radiologiche e dei materiali hanno consentito di eseguire le prime procedure radiologiche mini-invasive, inizialmente con scopi puramente diagnostici (ad esempio l'iniezione di mezzo di contrasto direttamente nelle arterie per studiare, in tempo reale, la vascolarizzazione cerebrale).

 

Dopo le primissime fasi, le procedure radiologiche invasive sono state utilizzate anche per scopi terapeutici, con tecniche, materiali ed indicazioni che si sono enormemente evolute ed ampliate nel corso degli anni, seguendo l'esplosivo avanzamento tecnologico che caratterizza la nostra epoca.

Cosa fa il Radiologo Intervenstista?

Il radiologo interventista è un medico specialista che esegue interventi di chirurgia mini-invasiva guidato dalle immagini radiologiche.

Invece di ampi e demolitivi accessi chirurgici,  il Radiologo Interventista esegue millimetrici accessi cutanei nei quali introduce gli strumenti chirurgici che poi seguirà con l'utilizzo delle strumentazioni radiologiche (TC - ECOGRAFIA - RM - RAGGI X).

Questo consente di ridurre notevolmente il trauma per il paziente, la durata della degenza ospedaliera e il tempo di recupero post-operatorio. Inoltre, molte procedure di radiologia interventistica possono essere eseguite in regime ambulatoriale, permettendo ai pazienti di tornare a casa il giorno stesso.

Come si diventa Radiologi Interventisti?

In Italia, per diventare radiologo interventista, è necessario seguire un percorso formativo specifico:​

  1. Laurea in Medicina e Chirurgia. Il primo requisito è, chiaramente, conseguire la laurea in Medicina e Chirurgia.

  2. Specializzazione in Radiodiagnostica. Dopo la laurea, bisogna entrare in specializzazione. Durante la specilizzazione in radiodiagnostica, i medici che vogliono intraprendere la carriera interventistica dedicano la loro formazione all'acquisizione delle competenze tecniche e teoriche specifiche della materia, anche e soprattutto lavorando in Sala Angiografica con la tutela e la guida di Radiologi Interventisti formati ed esperti.

  3. Ulteriori formazioni specifiche post-specializzazione.  Corsi di formazione post-laurea, fellowship o master dedicati alla radiologia interventistica.

  4. Pratica clinica e aggiornamento continuo. Una volta acquisite le competenze specialistiche, è importante acquisire esperienza pratica e continuare ad aggiornarsi.Questo può essere raggiunto attraverso la pratica clinica, partecipando a corsi di formazione continua, conferenze scientifiche, corsi specifici, ecc.

Quali interventi esegue il Radiologo Interventista?

Il radiologo interventista può potenzialmente eseguire interventi su tutto il corpo, sempre con tecniche mini-invasive ma ad elevato efficacia.

Alcuni esempi includono:

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La biopsia prostatica fusion è una tecnica mini-invasiva, estremamente precisa, che consente di eseguire prelievi bioptici mirati delle aree prostatiche sospette per tumore, incrementando la possibilità di diagnosi e riducendo il numero di prelievi. Il termine fusion deriva dal fatto che l'operatore, durante la procedura, sovrappone (fonde) le immagini della RM multiparametrica della prostata, eseguita prima della procedura, alle immagini dell'ecografia transrettale, che si esegue durante la biopsia.  (Scopri di più)

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L’embolizzazione prostatica è un intervento mini-invasivo indicato per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna sinstomatica. Si basa sull’occlusione,  per via endovascolare (dall'interno), delle arterie che vascolarizzano la prostata. Questo determina l’ischemia terapeutica di una porzione della prostata e la successiva e progressiva riduzione dei volumi ghiandolari e quindi dei sintomi urinari. (Scopri di più)

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L’embolizzazione del varicocele maschile è una procedura  mini-invasiva, eseguita in anestesia locale, con la quale si chiudono selettivamente, dall'interno, le vene responsabili del varicocele. La percentuale di successo è elevatissima. I risultati sono sovrapponibili alla chirurgia tradizionale, ma con minore invasività ed una più rapida ripresa post-intervento. (Scopri di più)

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Accessi venosi

 CVC - PICC - MIDLINE

Gli accessi venosi a medio e lungo termine, in vena centrale o periferica, hanno molteplici indicazioni ed utilizzi. Il CVC è posizionato direttamente in una vena di grosso calibro (giugulare interna, succlavia, femorale) e arriva in vena cava. E' utilizzato per la somministrazione di farmaci, la nutrizione parenterale, il monitoraggio della pressione venosa centrale, l’emodialisi, ecc.  (Scopri di più: CVC - PICC - MIDLINE)

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Filtro cavale

Il filtro cavale è un filtro metallico che viene posizionato nella vena cava inferiore, una grossa vena addominale che raccoglie il sangue proveniente dalle gambe e dalla pelvi e lo incanala verso il cuore, da dove poi andrà nei polmoni. Il filtro cavale riduce il rischio di embolia polmonare in caso di trombosi venosa profonda degli arti inferiori e della pelvi, catturando i coaguli che dal basso si dirigono verso i cuore e verso i polmoni. 

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Rivascolarizzazione degli arti inferiori

L'occlusione delle arterie delle gambe, dalle  iliache in giù, spesso può essere trattata per via endovascolare, con un accesso arterioso di pochi mm, senza la necessità di incisioni chirurgiche, mediante angioplastica (dilatazione con palloncino) e l'eventuale impianto di stent. Il paziente viene dimesso generalmente dopo 24 ore (una sola notte di ricovero) e può riprendere le normali attività quotidiane.

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Biopsie Eco-TC-fluoro guidate

Le biopsie guidate dalle immagini  radiologiche (ecografia, TC, fluoscopia), permettono prelievi scarsamente lesivi, senza tagli chirurgici e con aghi dedicati, in anestesia locale, di quasi tutti gli organi e tessuti: fegato, polmone, osso, tessuti molli sottocutanei, linfonodi, tiroide, ecc. Le indicazioni sono molteplici, dal sospetto di neoplasia allo studio della corticale renale, al prelievo di tessuto infiammatorio per stabilire la corretta terapia. 

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Interventi oncologici mini-invasivi

L'interventistica Oncologica offre trattamenti sicuri ed efficaci per numerosi tumori. E' un campo in piena espansione e in continua evoluzione, che ha portato all'applicazione in campo oncologico di numerose procedure minimamente invasive in contesti sia curativi che palliativi. Nel corso del tempo l'importanza dell' oncologica interventistica è notevolmente aumentata, e attualmente si è affermata come il quarto pilastro della cura del cancro insieme all'oncologia medica, alla chirurgia oncologica e alla radioterapia.  

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Interventi extravascolari

Drenaggi & co.

L'interventistica extravascolare comprende tutto ciò che non abbia a che fare con vene e arterie.

L'attività quotidiana del Radiologo Interventista non prescinde dal posizionamento di numerosi cateteri di drenaggio toracici, addominali, biliari, doppi J, nefrostomie, PEG, ecc. Nell'extravascolare rientrano, ovviamente, anche le biopsie, i trattamenti della colonna vertebrali, le ablazioni tumorali.

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Interventistica vertebrale

Lombosciatalgia

Le applicazioni di radiologia interventistica per il trattamento del mal di schiena sono numerose. Per mezzo di approcci minimamente invasivi, è possibile infiltrare corticosteroidi e anestetici locali nelle faccette articolari, si può ridurre il volume delle ernie discali e quindi i sintomi a queste associati, si può trattare il dolore faccettale con le radiofrequenze, si possono stabilizzare le fratture vertebrali e ridurne ampiamente il dolore con la vertebroplastica, ecc.  

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Le infiltrazioni articolari sono iniezioni di farmaci (corticosteroidi, acido ialuronico, anestetici locali) all'interno di una o più articolazioni o nei tessuti muscolo-tendinei patologici per trattare patologie infiammatorie, degenerative o traumatiche. L'obiettivo principale è ridurre il dolore, migliorare la mobilità e, in alcuni casi, rallentare la progressione della malattia.

L’utilizzo della guida ecografica aumenta notevolmente la precisione del trattamento e riduce le eventuali complicanze rispetto alle metodiche tradizionali. (Scopri di più) 

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L’embolizzazione per la tendinopatia achillea è una procedura di radiologia interventistica mini-invasiva che consiste nell’occlusione selettiva dei piccoli rami arteriosi patologici, generalmente derivanti dall’arteria tibiale posteriore, responsabili della neovascolarizzazione peritendinea. 

È indicata nei pazienti con tendinopatia achillea cronica, tipicamente da oltre 3–6 mesi, che non rispondono alle terapie conservative. (Scopri di più)

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L'embolizzazione delle arterie genicolari è una procedura mini-invasiva eseguita dal radiologo interventista, che ha come obiettivo quello di chiudere selettivamente i vasi sanguigni che vascolarizzano le zone dolenti del ginocchio, riducendo infiammazione e dolore.

 

La procedura non modifica l'anatomia del ginocchio e non comporta l'impianto di protesi o materiali permanenti all'interno dell'articolazione. (Scopri di più)

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L'embolizzazione della fascia plantare è una procedura di radiologia interventistica che mira a ridurre selettivamente il flusso sanguigno nei piccoli vasi che vascolarizzazione le aree infiammate e dolenti, responsabili del mantenimento del dolore cronico, con lo scopo di bloccare l'infiammazione e ridurre progressivamente i sintomi. (Scopri di più)

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