Embolizzazione del tendine d'Achille: un trattamento efficace e mini-invasivo per la tendinopatia cronica dell'achilleo.
- Francesco Bruno Tagliaferro
- 29 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 11 giu

Introduzione
La tendinopatia achillea rappresenta una delle condizioni più frequenti nella pratica clinica ortopedica e sportiva, con una prevalenza significativa sia nella popolazione atletica sia nei soggetti sedentari. Nonostante l’ampia gamma di trattamenti conservativi disponibili—tra cui fisioterapia, terapia farmacologica e infiltrazioni—una quota non trascurabile di pazienti sviluppa forme croniche refrattarie.
Negli ultimi anni, la radiologia interventistica ha introdotto un approccio innovativo basato sull’embolizzazione selettiva dei rami arteriosi responsabili della neovascolarizzazione patologica del tendine. In questo contesto, l’embolizzazione dei rami dell’arteria tibiale posteriore rappresenta una strategia promettente, mirata alla modulazione del microambiente infiammatorio locale.
Fisiopatologia della tendinopatia achillea
Degenerazione tendinea e neovascolarizzazione
La tendinopatia achillea cronica non è una condizione puramente infiammatoria, ma una patologia degenerativa caratterizzata da:
disorganizzazione delle fibre collagene
aumento della matrice extracellulare
proliferazione di tenociti immaturi
presenza di microlesioni ripetute

Uno degli elementi chiave è la neovascolarizzazione patologica, accompagnata da crescita di vasi neoformati (angiogenesi), infiltrazione di fibre nervose nocicettive associate, rilascio di mediatori pro-infiammatori (VEGF, prostaglandine, sostanza P).
Questi vasi anomali originano principalmente dai rami dell’arteria tibiale posteriore e contribuiscono in modo significativo alla sintomatologia dolorosa.
Razionale dell’embolizzazione
Target terapeutico
L’obiettivo dell’embolizzazione è:
eliminare selettivamente la neovascolarizzazione patologica
ridurre l’apporto di mediatori infiammatori
interrompere la trasmissione del dolore mediata dalle fibre nervose perivascolari
Meccanismo d’azione
L’effetto terapeutico si basa su:
Ischemia selettiva dei vasi patologici
Riduzione dell’infiammazione locale
Denervazione funzionale indiretta
Ripristino dell’equilibrio tissutale tendineo
È fondamentale sottolineare che il tendine achilleo ha una vascolarizzazione relativamente scarsa e l’embolizzazione è altamente selettiva, pertanto il rischio di necrosi tendinea è estremamente basso se eseguita correttamente.
Anatomia vascolare rilevante
L’arteria tibiale posteriore fornisce:
rami calcaneali mediali
rami peritendinei
contributi alla rete periachillea


La neovascolarizzazione patologica si sviluppa prevalentemente nella regione inserzionale o medio-distale del tendine a partire da piccoli rami collaterali arteriosi.
Indicazioni: chi può trarre giovamento dall'embolizzazione del tendine d'Achille?
L’embolizzazione è indicata in pazienti con tendinopatia infiammatoria che presentino le seguenti caratteristiche:
tendinopatia achillea cronica (> 3–6 mesi)
fallimento della terapia conservativa
dolore persistente con limitazione funzionale
evidenza di neovascolarizzazione all’imaging (eco Doppler o RM)


Criteri di selezione ideali
dolore localizzato correlato alla zona ipervascolarizzata
assenza di rottura tendinea completa
pazienti non candidabili o non responsivi alla chirurgia
Tecnica procedurale
Accesso vascolare
accesso femorale o radiale
introduzione di catetere diagnostico

Cateterismo selettivo
cateterizzazione dell’arteria tibiale posteriore
utilizzo di microcateteri per accesso superselettivo dei vasi che irroraro l'area infiammata del tendine
Identificazione del target
angiografia con evidenza di blush patologico nell'area target

corrispondenza con area clinicamente sintomatica

Materiali embolizzanti
I più utilizzati includono:
particelle calibrate (100–300 µm)
agenti liquidi (meno frequenti)
microsfere

Endpoint procedurale
scomparsa del blush patologico
mantenimento del flusso nei vasi principali

Risultati
Evidenze dalla letteratura
Studi recenti (principalmente giapponesi ed europei) hanno dimostrato una riduzione significativa del dolore (VAS ↓ 50–80%), unmiglioramento funzionale (VISA-A score ↑ significativo) ed un ritorno all’attività sportiva in molti pazienti
Tempi di risposta
miglioramento iniziale: 2–4 settimane
effetto massimo: 2–3 mesi
Durata dell’effetto
risultati mantenuti nel follow-up fino a 12–24 mesi
Confronto con altri trattamenti
Trattamento | Meccanismo | Limiti |
Fisioterapia | Rimodellamento tendineo | Non sempre efficace |
Infiltrazioni | Antinfiammatorio | Effetto temporaneo |
Chirurgia | Rimozione tessuto degenerato | Invasiva |
Embolizzazione | Target vascolare | Tecnica specialistica |
Complicanze e sicurezza
La procedura è generalmente sicura, con basso tasso di complicanze.
Possibili eventi avversi
dolore transitorio post-procedura
ischemia cutanea (rara, evitabile con tecnica corretta)
parestesie temporanee
Limiti attuali
Esistono dei limiti relativamente ai dati finora accumulati rispetto a questo tipo di procedura. Intanto, anche in virtù del fatto che è una tecnica recente, in letteratura si trova un numero limitato di studi randomizzati. Il protocollo, anche per questo, non è standardizzato, e la variabilità tecnica tra i vari centri può essere elevata, con difficoltà di oggettivazione dei risultati effettivi, soprattutto a lungo termine, e delle possibili complicanze.
Conclusioni
L’embolizzazione dei rami dell’arteria tibiale posteriore rappresenta una strategia innovativa e minimamente invasiva nel trattamento della tendinopatia achillea cronica. Il razionale fisiopatologico è solido e basato sulla modulazione della neovascolarizzazione patologica, elemento chiave nella genesi del dolore.
I risultati clinici disponibili indicano un significativo miglioramento sintomatologico e funzionale, con un profilo di sicurezza favorevole. Sebbene siano necessari ulteriori studi per consolidarne il ruolo, questa tecnica si configura come una valida alternativa nei pazienti refrattari alle terapie convenzionali.



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