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Embolizzazione del tendine d'Achille: un trattamento efficace e mini-invasivo per la tendinopatia cronica dell'achilleo.

Aggiornamento: 11 giu



Introduzione


La tendinopatia achillea rappresenta una delle condizioni più frequenti nella pratica clinica ortopedica e sportiva, con una prevalenza significativa sia nella popolazione atletica sia nei soggetti sedentari. Nonostante l’ampia gamma di trattamenti conservativi disponibili—tra cui fisioterapia, terapia farmacologica e infiltrazioni—una quota non trascurabile di pazienti sviluppa forme croniche refrattarie.

Negli ultimi anni, la radiologia interventistica ha introdotto un approccio innovativo basato sull’embolizzazione selettiva dei rami arteriosi responsabili della neovascolarizzazione patologica del tendine. In questo contesto, l’embolizzazione dei rami dell’arteria tibiale posteriore rappresenta una strategia promettente, mirata alla modulazione del microambiente infiammatorio locale.


Fisiopatologia della tendinopatia achillea


Degenerazione tendinea e neovascolarizzazione


La tendinopatia achillea cronica non è una condizione puramente infiammatoria, ma una patologia degenerativa caratterizzata da:

  • disorganizzazione delle fibre collagene

  • aumento della matrice extracellulare

  • proliferazione di tenociti immaturi

  • presenza di microlesioni ripetute



Uno degli elementi chiave è la neovascolarizzazione patologica, accompagnata da crescita di vasi neoformati (angiogenesi), infiltrazione di fibre nervose nocicettive associate, rilascio di mediatori pro-infiammatori (VEGF, prostaglandine, sostanza P).


Questi vasi anomali originano principalmente dai rami dell’arteria tibiale posteriore e contribuiscono in modo significativo alla sintomatologia dolorosa.


Razionale dell’embolizzazione


Target terapeutico


L’obiettivo dell’embolizzazione è:

  • eliminare selettivamente la neovascolarizzazione patologica

  • ridurre l’apporto di mediatori infiammatori

  • interrompere la trasmissione del dolore mediata dalle fibre nervose perivascolari


Meccanismo d’azione


L’effetto terapeutico si basa su:


  1. Ischemia selettiva dei vasi patologici

  2. Riduzione dell’infiammazione locale

  3. Denervazione funzionale indiretta

  4. Ripristino dell’equilibrio tissutale tendineo


È fondamentale sottolineare che il tendine achilleo ha una vascolarizzazione relativamente scarsa e l’embolizzazione è altamente selettiva, pertanto il rischio di necrosi tendinea è estremamente basso se eseguita correttamente.


Anatomia vascolare rilevante


L’arteria tibiale posteriore fornisce:

  • rami calcaneali mediali

  • rami peritendinei

  • contributi alla rete periachillea




La neovascolarizzazione patologica si sviluppa prevalentemente nella regione inserzionale o medio-distale del tendine a partire da piccoli rami collaterali arteriosi.



Indicazioni: chi può trarre giovamento dall'embolizzazione del tendine d'Achille?


L’embolizzazione è indicata in pazienti con tendinopatia infiammatoria che presentino le seguenti caratteristiche:


  • tendinopatia achillea cronica (> 3–6 mesi)

  • fallimento della terapia conservativa

  • dolore persistente con limitazione funzionale

  • evidenza di neovascolarizzazione all’imaging (eco Doppler o RM)


Ecocolordoppler - Iper-vascolarizzazione del tendine d'Achille
Ecocolordoppler - Iper-vascolarizzazione del tendine d'Achille

Ecocolordoppler - Iper-vascolarizzazione del tendine d'Achille
Ecocolordoppler - Iper-vascolarizzazione del tendine d'Achille


Criteri di selezione ideali

  • dolore localizzato correlato alla zona ipervascolarizzata

  • assenza di rottura tendinea completa

  • pazienti non candidabili o non responsivi alla chirurgia


Tecnica procedurale


Accesso vascolare

  • accesso femorale o radiale

  • introduzione di catetere diagnostico



Cateterismo selettivo

  • cateterizzazione dell’arteria tibiale posteriore

  • utilizzo di microcateteri per accesso superselettivo dei vasi che irroraro l'area infiammata del tendine


Identificazione del target

  • angiografia con evidenza di blush patologico nell'area target



  • corrispondenza con area clinicamente sintomatica



Materiali embolizzanti

I più utilizzati includono:

  • particelle calibrate (100–300 µm)

  • agenti liquidi (meno frequenti)

  • microsfere



Endpoint procedurale

  • scomparsa del blush patologico

  • mantenimento del flusso nei vasi principali



Risultati


Evidenze dalla letteratura

Studi recenti (principalmente giapponesi ed europei) hanno dimostrato una riduzione significativa del dolore (VAS ↓ 50–80%), unmiglioramento funzionale (VISA-A score ↑ significativo) ed un ritorno all’attività sportiva in molti pazienti


Tempi di risposta

  • miglioramento iniziale: 2–4 settimane

  • effetto massimo: 2–3 mesi


Durata dell’effetto

  • risultati mantenuti nel follow-up fino a 12–24 mesi


Confronto con altri trattamenti

Trattamento

Meccanismo

Limiti

Fisioterapia

Rimodellamento tendineo

Non sempre efficace

Infiltrazioni

Antinfiammatorio

Effetto temporaneo

Chirurgia

Rimozione tessuto degenerato

Invasiva

Embolizzazione

Target vascolare

Tecnica specialistica


Complicanze e sicurezza


La procedura è generalmente sicura, con basso tasso di complicanze.


Possibili eventi avversi

  • dolore transitorio post-procedura

  • ischemia cutanea (rara, evitabile con tecnica corretta)

  • parestesie temporanee



Limiti attuali


Esistono dei limiti relativamente ai dati finora accumulati rispetto a questo tipo di procedura. Intanto, anche in virtù del fatto che è una tecnica recente, in letteratura si trova un numero limitato di studi randomizzati. Il protocollo, anche per questo, non è standardizzato, e la variabilità tecnica tra i vari centri può essere elevata, con difficoltà di oggettivazione dei risultati effettivi, soprattutto a lungo termine, e delle possibili complicanze.



Conclusioni


L’embolizzazione dei rami dell’arteria tibiale posteriore rappresenta una strategia innovativa e minimamente invasiva nel trattamento della tendinopatia achillea cronica. Il razionale fisiopatologico è solido e basato sulla modulazione della neovascolarizzazione patologica, elemento chiave nella genesi del dolore.

I risultati clinici disponibili indicano un significativo miglioramento sintomatologico e funzionale, con un profilo di sicurezza favorevole. Sebbene siano necessari ulteriori studi per consolidarne il ruolo, questa tecnica si configura come una valida alternativa nei pazienti refrattari alle terapie convenzionali.

 
 
 

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